Bailey’s Starsdust, National Portrait Gallery

Uno sguardo alla tanto attesa mostra del fotografo David Bailey: con più di 250 fotografie, Bailey’s Stardust celebra il suo modo unico di immortalare la Swinging London e molto altro

Bailey's Starsdust, National Portrait Gallery - Ingresso, National Portrait Gallery, Micheal Caine by David Bailey, 1964

Ingresso, National Portrait Gallery, Micheal Caine by David Bailey, 1964

La nuova principale mostra del 2014 alla National Portrait Gallery questo mese ha finalmente aperto le porte: si tratta di Bailey’s Stardust, un’ampia collezione dei pezzi più significativi del lavoro di David Bailey, da lui stesso curata nel corso di due anni in cui sono state scelte e stampate le sue più indimenticabili fotografie.
Più di 250 scatti mostrano tematicamente le cinque decadi di lavoro di uno dei primi fotografi-celebrity del nostro tempo: l’intero pianterreno della National Portrait Gallery è stato occupato dalla sua straordinaria poetica.

Bailey's Starsdust, National Portrait Gallery - Ingresso, National Portrait Gallery, Micheal Caine by David Bailey, 1964

Ingresso della mostra Bailey’s Stardust, Sasha Bailey by David Bailey, 2001

Nato e cresciuto a Londra, David Bailey ha raggiunto la fama immortalando con la sua lente la Swinging London e il glamour degli anni ’60, scattando più di 350 cover per Vogue e lavorando con i personaggi ‘cool’ dagli inizi della sua carriera fino ad oggi. Fotografo di moda ma non solo, i suoi tratti distintivi sono pochi ma d’effetto: il bianco e nero delle fotografie associato a un sottile e puntuale modo di comunicare trasmettono glamour e personalità agli scatti, facendo emergere inedite storie di soggetti già sotto gli occhi di molti, e infine il destino di essere diventato famoso quanto i suoi personaggi.

Bailey's Starsdust, National Portrait Gallery - Ingresso, National Portrait Gallery, Micheal Caine by David Bailey, 1964

Mick Jagger by David Bailey, 1964, a sinistra – Salvador Dalí and David Bailey, 1972, a destra

L’esposizione si snoda attraverso le stanze seguendo un filo non cronologico ma tematico, attraverso 19 differenti sezioni. La parte più consistente è composta dai ritratti in bianco e nero di attori, musicisti, designers, artisti, scrittori e registi, ciò su cui Bailey ha costruito il suo nome. Una luce puntata su uno sfondo semplice e vuoto, nessun elemento extra, nessuna posa studiata, soltanto persone. Non persone casuali tuttavia, ma personaggi glamourous, con carisma e personalità, celebrities di cui Bailey non ci vuole mostrare la verità nascosta e la normalità, come da cliché, ma al contrario proprio quanto siano cool, tutti ritratti con la stessa tecnica ma ognuno nella sua unicità, ognuno con il suo modo differente di posare ed esprimersi, dando vita a fotografie che trasmettono qualcosa di forte, ogni volta diverso e interessante. Molti sono i protagonisti degli anni ’60, di cui Bailey è stato uno dei maggiori interpreti, come John Lennon e Paul McCartney, l’amico di sempre Mick Jagger, Nurejev, Dalì e Andy Warhol, ma tanti sono anche i personaggi attuali immortalati dal fotografo negli anni più recenti, come Kate Moss e Vivienne Westwood, Jude Law e Jhonny Depp.

Non mancano ovviamente le immagini di moda, provenienti dalla lunga collaborazione di Bailey  con Vogue, che ha consolidato la sua carriera e portato il suo nome tra i più grandi fotografi di moda di sempre. Molte le fotografie che ritraggono Jean Shrimpton, modella iconica nonchè sua musa e amante.

L’esposizione non si concentra soltanto sul lato glamourous del lavoro di David Bailey, ma evidenzia anche la sua attività reportistica, attraverso le immagini dei viaggi in India, Papua Nuova Guinea e Australia, insieme alla cruda testimonianza della fame in Etiopia nel 1984, in sostegno a Band Aid.

Un’altra importante parte è poi dedicata all’East End londinese e alla sua realtà all’inizio degli anni ’60, il suo aspetto povero e urbano, la quotidianità e i suoi attori, non famosi come i volti in bianco e nero che li circondano, ma altrettanto veri e interessanti.

Ogni sezione fa dunque emergere qualcosa di David Bailey, del suo modo di guardare alla realtà e alle persone, dando l’idea che gli si può sì attribuire il titolo di ritrattista, ma stando bene attenti a cosa si allude con questo.
Come Bailey stesso afferma, ‘I don’t take pictures, I make pictures’, e questo fa di lui un ritrattista fuori dal comune: David Bailey è tanto carismatico quanto chi posa per lui, non c’è squilibrio tra chi sta al di qua e chi al di là della lente, anzi è forse il fotografo – questa volta – la parte più potente del duo, è lui che estrapola il contenuto più ricco di senso dalle ‘sue’ celebrities. Bailey non è un “classico” fotografo, subordinato al potere dei suoi soggetti. Al contrario la loro magia è prima di tutto, e di tutti, vista da Bailey. E’ lui è la polvere di stelle nei suoi scatti!

[ testo Agnese Capiferri ]

    

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